Operazione
Aquila Azzurra “Colombia, 1998. I signori del cartello colombiano
ci hanno ingaggiato per recuperare un piccolo carico di valore inestimabile:
4 panetti di cocaina purissima. Il responsabile del furto è il boss
della droga Francei Bagiosky, entrato in contrattazione con alcuni
politici corrotti, alle spalle, appunto, dei colombiani. Ci ritroviamo
così paracadutati in una landa desolata alla ricerca del boss e
della sua scorta per recuperare il prezioso bottino”. Il torneo
Operazione Aquila azzurra, organizzato dai Diavoli Verdi, era partito
con le migliori intenzioni. Si trattava di muoversi in occultamento
ed evitare nel modo più assoluto l’ingaggio con l’interdizione.
L’idea più comune che ai tornei di soft-air si debba sparare parecchio
veniva così completamente stravolta. Negli unici obiettivi in cui
si doveva sparare andava richiesta via radio agli organizzatori
la propria finestra d’ingaggio. Il primo tentativo, da parte dei
Diavoli Verdi, di costruire un torneo di questo tipo però incontrava
i primi problemi già al momento della partenza. La prima decisione
di far partire le squadre senza alcun caricatore era stata poi modificata
concedendone soltanto uno: non tutti erano stati avvisati e quindi
un team è partito senza. Noi!! Arrivati al primo WP lo zaino in
cui avrebbero dovuto esserci i nostri caricatori era stato invertito
con quello di un’altra squadra! E’ toccato a noi programmare uno
scambio all'ultimo minuto di zaini con gli altri operatori. Il risultato
è stato: 30 minuti persi per rimetterci in condizione di disputare
il torneo quindi l'impossibilità di terminare il torneo.
Un altro grosso problema è stata l’eccessiva controinterdizione
e l'obj dove far la ricognizione; era posizionato in maniera geograficamente
ostica. L’idea, per concludere, è valida ma c’è ancora molto da
lavorare. |
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